Violenza sulle donne, Vinti: ''Dopo Ponte Valleceppi necessario cambiare rotta''

Violenza 3' di lettura 11/07/2014 - “In Umbria si sono nuovamente accesi i riflettori sulle questioni ‘violenza sulle donne’ e ‘femminicidio’, a seguito dell’ultimo gravissimo episodio di violenza di genere accaduto il 6 luglio a Ponte Valleceppi. Carosello di interventi e prime pagine dei media locali non avranno però nessun peso se non si va oltre nella riflessione e nell’azione”. È quanto commenta l’assessore regionale Stefano Vinti.

“Difficile trovare analisi, per lo meno a livello locale, che vadano oltre il racconto e la cronaca. Se superiamo questo primo livello e ci inoltriamo nell’analisi – afferma - il primo dato da prendere in considerazione è l’innegabile regressione della condizione e dei diritti delle donne”.
“Se confrontiamo il nostro Paese al resto d’Europa – prosegue - salta all’occhio che al regresso vertiginoso sul piano dell’uguaglianza di genere e delle pari opportunità, corrisponde un’impennata in quanto a violenza contro le donne e femminicidi. Il femminicidio diventa così una sorta di cartina di tornasole di una società, quella italiana, in forte regresso culturale, con un ritorno alla famiglia patriarcale in cui l’uomo è padrone di tutto. Non è un caso che accanto alle donne vengano colpiti, sempre più, anche i figli. Vuol dire che in mancanza di certezze, e certamente la crisi economica in questo non ha aiutato, l’uomo si sta drammaticamente riappropriando delle sue antiche prerogative: il padre-padrone di tutto e tutti. Il fenomeno – rileva - è sociale e culturale allo stesso tempo, sociale in quanto la stessa cultura maggioritaria è impregnata di un’ideologia e di comportamenti di tipo patriarcale, e culturale perché ha a che fare con mentalità, ideologie e comunicazione”. Secondo Vinti, “dobbiamo poi prendere in considerazione anche un altro fattore: le donne hanno sempre più difficoltà a rispondere collettivamente, ad avere un peso politico. In questo quadro – dice - le Istituzioni, a tutti i livelli, sono chiamate ad abbandonare la logica emergenziale per mettere a punto interventi strutturati, organici e costanti. La formazione e l’informazione sono questioni centrali per la prevenzione: la scuola, la stampa e la televisione, il web saranno chiamati ad assumersi l’impegno di cambiare il linguaggio e il pensiero sui ruoli e la rappresentazione di donne e di uomini con l’obiettivo di abbattere stereotipi e discriminazioni”.
La Regione Umbria “non smetterà di sostenere, quindi – dice l’assessore -, l’impegno dei centri antiviolenza ‘Catia Doriana Bellini’ di Perugia e ‘Liberetutte’ di Terni, così come l’azione delle associazioni già da tempo attive nel settore. Nel frattempo ci si augura che la ‘Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica’, la cosiddetta Convenzione di Istanbul, che sarà vincolante da qui a breve, porterà innovazione anche nel nostro Paese. Il testo - spiega Vinti - indica un approccio innovativo, punta sull’autodeterminazione delle donne e chiede di mettere in campo strategie e azioni strutturali ed integrate per affrontare il problema da un punto di vista culturale e politico”.
“L’Umbria – conclude l’assessore - farà la sua parte e chiede al Governo nazionale, ormai da troppo tempo in silenzio sull’argomento, di fare altrettanto”.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-07-2014 alle 02:04 sul giornale del 11 luglio 2014 - 402 letture

In questo articolo si parla di attualità, violenza, umbria, regione umbria

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/65G